Pensionata con cessione in corso e nuovo prestito di 15.000 euro. Come si verifica se è possibile?
Con la cessione in corso calano drasticamente i margini di manovra per chiedere nuovi finanziamenti. Valutiamo il reddito residuale (dopo il pagamento della rata di cessione)
Domanda:
Sono pensionata ho fatto un quinto della pensione,prendo 1250 al mese e 250 e la rata del quinto mi rimangono 1000 euro.
Posso richiedere un prestito personale di 15.000 euro con i restanti 1000 euro?
Risposta:
Gentile Utente,dopo che si effettua una cessione del quinto dello stipendio o della pensione le possibilità di rivolgersi di nuovo al mondo del credito per avere prestiti, finanziamenti a vario titolo, carte di credito revolving, diminuiscono in maniera sensibile.
La ragione di questo effetto va ricercata nel fatto che con la cessione del quinto si ha modo di esporsi in maniera consistente dal punto di vista del debito:
Lei ha fatto una cessione con rata di 250 euro su una pensione di 1.250 euro, impegnando quindi l'intera quota cedibile, e rinunciando quindi ad un buona fetta del Suo reddito mensile.
Quando una finanziaria valuta se erogare un nuovo prestito tra i vari controlli c'è quello della consistenza del reddito, ossia la quantità di denaro a disposizione del potenziale debitore (Lei) dopo il pagamento della rata deve essere tale che, ragionevolmente, non ci sia uno stravolgimento delle abitudini finanziarie pregresse; è il concetto stesso della cessione del quinto:
si è deciso, sulla base di esperienze e dati raccolti per molti anni, che se una persona chiede un prestito e rinuncia ad un quinto della Sua retribuzione questa dovrà rivedere le proprie abitudini di spesa ma tale revisione non rappresenterà un sacrificio così grave da portarlo ad avere guai seri nella vita di tutti i giorni.
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Il reddito è l'elemento chiave (ma non l'unico) per determinare se c'è margine per ottenere un nuovo prestito
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Ebbene, andare oltre il quinto potrebbe invece determinare un carico troppo gravoso e Lei potrebbe effettivamente andare in difficoltà.
Mettendo i numeri così spieghiamo meglio:
Lei da quando ha ricevuto la pensione era abituata a vivere con 1.250 euro al mese.
Con la cessione si trova a dover vivere, di colpo, con 1.000 euro.
Ecco che saltano magari le spese meno importanti, ma in esse magari ci sono anche cose che prima servivano ma, come si dice gergalmente, "si tira un po' la cinghia" e si va avanti.
La finanziaria che ora Le dovesse erogare il prestito di 15.000 euro avrebbe questo problema:
se la pensionata era abituata a vivere con 1.250 euro, poi si è ridimensionata a 1.000 euro, ora si trovasse a spendere altri (ipotetici) 200 euro al mese si troverebbe a dover affrontare tutto il mese con 800 euro.
Se non dovesse farcela?
La rata della cessione verrebbe comunque pagata, perché trattenuta alla fonte, invece la rata del nuovo prestito salterebbe perché se non ci sono i soldi per le esigenze di base si sa che è così che va a finire la questione.
E' troppo alto il rischio e il prestito di 15.000 euro non verrebbe erogato.
A riconferma di questo stato di cose sta il fatto che se si vuole un secondo prestito dopo una cessione del quinto si ricorre al prestito delega, che guarda caso opera esattamente come la cessione, ossia la rata viene trattenuta direttamente alla fonte.
A questo punto la finanziaria che eroga il secondo prestito lo fa volentieri perché ha la certezza, anche se Lei andasse in difficoltà, di incassare la propria rata.
Sfortunatamente su una pensione, per quanto concerne le nostre conoscenze, attualmente non viene rilasciata la seconda quota cedibile, rendendo di fatto non attuabile il prestito con delegazione di pagamento.
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Può essere considerato a tutti gli effetti una seconda cessione del quinto.
Vediamone le caratteristiche, i vantaggi e chi può richiederlo.
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Saluti.
La redazione
Pubblicato da: Andrea De Magistris - Aggiornato il 14-06-2023
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