Mutuo per docente in supplenza, con garante con contratto a tempo indeterminato. La banca lo erogherebbe?

Pur essendoci una potenziale continuità di reddito ci sono delle incognite che minerebbero l'istruttoria di mutuo. Vediamole insieme e capiamo se si può riuscire comunque ad ottenere il mutuo.
Domanda:


Buongiorno.
Docente (supplente) da gennaio 2021 (In pratica io da gennaio ho iniziato un iter dove ogni anno lavorerò da settembre/ottobre a giugno/agosto, prendendo la naspi nei mesi fermo).
Precedentemente tre anni di lavoro nella ristorazione a 40h.
Io ho un garante con contratto indeterminato (statale).
Mi faranno il mutuo?

(Domanda inserita il 16-03-2022 sulla pagina: Quale tipo di prestito scegliere?)


Risposta:
Gentile Utente,
uno degli elementi che vengono valutati dalle banche al momento della decisione se erogare o meno un muutuo è la continuità reddituale.
Per continuità reddituale si intende la percezione di un reddito per un periodo pari alla durata del mutuo con almeno la stessa frequenza della rata.
In altre parole, per poter richiedere ed ottenere un mutuo, si deve avere un reddito mensile continuo.
Un lavoratore dipendente lo avrà nella forma di stipendio, un autonomo come frazione del proprio reddito annuo, un pensionato mediante la percezione della pensione.
Nel Suo caso specifico avremmo una continuità data da gli stipendi, durante i mesi di servizio con contratto a tempo determinato, e dalla NASpI nei mesi di interruzione.

E' possibile ottenere un prestito con contratto di lavoro a tempo determinato ma con limitazioni su durata e importo erogato. Possono essere richieste garanzie aggiuntive.

Una ulteriore richiesta da parte dell'erogatore (la banca) è che tali redditi siano provenienti da lavoro regolare.
Il motivo di tale necessità sta nel fatto che, in occasione di ripetuti mancati pagamenti, prima dell'esecuzione ipotecaria possano comunque essere posti in essere dei pignoramenti in busta paga a copertura della parte di debito non saldata.
Anche su questo fronte, almeno in teoria, Lei ha le carte in regola:
lo stipendio che percepisce in servizio è a tutti gli effetti pignorabile.
La NASpI, essendo un trattamento di tipo previdenziale, è essa stessa pignorabile.
Entrambi i redditi forniscono dunque questa importante garanzia alla banca.

Se tecnicamente è possibile essere finanziati quando si percepisce la NASpI nella realtà è difficile che un prestito venga erogato. Ma c'è un modo per ottenere comunque della liquidità.

La presenza di un garante, con una ottima qualifica derivante da un contratto a tempo indeterminato presso un ente statale, potrebbe essere un ulteriore rinforzo alla Sua posizione:
la banca avrebbe un appiglio in più a cui aggrapparsi in caso di sofferenza del mutuo, per qualsiasi ragione essa avvenga, come negligenza del debitore o sopravvenuta impossibilità oggettiva.

Il quadro che si compone lascerebbe dunque pensare che la nostra opinione sia del tutto positiva:
vista l'esistenza di un reddito da lavoro, vista l'esistenza di un reddito assicurativo previdenziale, la NASpI, appurata la presenza di un terzo che funga da garante, ci si potrebbe convincere che Lei possa ottenere senza problemi il mutuo, ovviamente commisurato al reddito prodotto e al valore dell'immobile da acquistare.
Ebbene, purtroppo, la nostra idea è piuttosto diversa:
tutto il quadro, pur dando una teorica fattibilità, è comunque soggetto ad una debolezza di fondo, data dal continui rinnovo del contratto di lavoro, dal ricorso ad uno strumento, la NASpI, che sottintende sempre un momento di difficoltà (a prescindere dal Suo caso specifico).
Il contrappeso a questo stato di cose sarebbe il garante, pronto ad intervenire al momento del bisogno.
A nostro modo di vedere qui si chiederebbe al garante di coprire un ruolo troppo impegnativo rispetto alla normalità:
il garante deve sempre essere un accessorio, e il suo intervento dovrebbe essere di carattere sporadico.

Capiamo per bene chi è, cosa fa, quali sono i requisiti che deve avere questa figura. Può chiedere un prestito a sua volta?

Qui siamo di fronte invece ad un iter fatto di contratti di lavoro a tempo determinato e percezione di un reddito, la NASpI, che potrebbe in qualsiasi momento essere rivisitato e potenzialmente ridotto o legato a diversi requisiti che Lei potrebbe non avere in futuro.
C'è dunque il rischio che la banca non la veda come un cliente desiderabile.
Loro per mestiere devono erogare dei mutui, è la loro fonte di guadagno, ma nel farlo devono avere la "quasi certezza" che durante tutto il piano di rimborso, quindi si parla di molti anni, non intervengano rilevanti problemi che mettano a rischio l'incasso della rata.
Dobbiamo sempre ricordare che la banca è a quest'ultima che è interessata e non certo ad entrare in un percorso di eventuali azioni di recupero credito, pignoramenti e fino anche all'esecuzione dell'ipoteca: tali azioni dilatano di molto i tempi per il rientro e, talvolta, questo rientro rimane soltanto parziale.

Saluti.
La redazione
Pubblicato da: Andrea De Magistris - Aggiornato il 16-03-2022

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